“Ma io cosa voglio?”

E se potessimo pensare liberamente “cosa voglio?”?! Ma soprattutto se potessimo rispondere liberamente a questa domanda?! Siamo davvero così sicuri di sapere cosa vogliamo e di risponderci sinceramente?!

Da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a pormi questa semplice domanda “ma io, cosa voglio?”…è subentrata sullo sfondo affacciandosi ogni tanto, un po’ confusa, un po’ titubante…e mi rendo conto che mano a manco che ho risposto ha cominciato a riproporsi con una sempre maggiore frequenza.

“Ma io cosa voglio?” me lo sono chiesta inizialmente nei momenti di maggiore crisi, quando cominci a sentire che qualcosa non va, quando avverti una certa irrequietezza e insoddisfazione e allora dopo essermi chiesta “cosa c’è che non va”…mi sono chiesta “ma io cosa voglio?”.

Può sembrare scontato e banale, quasi viene da dire “ma io lo so cosa voglio”…siamo sicuri?! Una delle prime cose che ho scoperto domandandomi cosa voglio è stata una risposta forte e generale: “io voglio stare bene”. Questo è stato un punto di partenza che poi ho cercato e cerco di concretizzare in ogni settore della vita…con parole e fatti. Domandandomi cosa voglio mi sono resa conto che forse a volte credevo di volere una cosa, ma in realtà mi sono scoperta non troppo sicura di volerla, questo perché a volte ciò che ci spinge a volere è mosso più dagli strati superficiali di noi che da un nostro desiderio profondo in accordo e in contatto con noi stessi. A volte quello che si vuole è solo frutto di un bisogno esteriore. Ma quando un “io voglio…” nasce dal profondo, dal dentro, non può lasciare indifferenti, non può far sentire lo stomaco che molla un po’ la presa e il respiro che prende spazio.

“Ma io cosa voglio?” è un confronto con il volere stesso che attiva in noi quello che da sempre abbiamo imparato o per esperienza o per educazione. Ci mette nella condizione di accontentarci, di rinunciare al nostro volere perché “non è bene chiedere altro”, perché “la vita non sempre è giusta”, perché “altrimenti rimarrai delusa” e qui ognuno di noi può continuare all’infinito l’elenco di frasi o parole che bloccano la risposta sul nascere. Ognuna di queste frasi è vera per la persona che le vive e le ha vissute in quei momenti, la sua esperienza è indiscutibile, così come la sofferenza che si nasconde dietro ognuna di queste parole. Ciò che cambia è ciò che si trae da ognuna di queste esperienze, cambiano gli occhiali che si indossano, cambia il capire che il cosa voglio non è sbagliato ma la strada per raggiungerlo non è tracciata.

“Ma io cosa voglio?”…..siamo arrivati e riusciti a formulare questa domanda, accettando di provare ad andare oltre l’iniziale sabotaggio a formulare la domanda stessa. La risposta? Siamo davvero così liberi di rispondere? Mi pongo la domanda “ma io cosa voglio?”, come mi do la risposta arriva anche subito il “eh no, ma per questo ci vuole…..”; oppure “eh no, ma è complicato….”; “eh no, non puoi perché….” Ecc. ecc. ecc……allora mi fermo e mi diverto a pensarmi svincolata da tutto, mi resetto, annullo tutti i “vincoli”, tutto quello che avverto come impedimento e…. rispondo. E sto bene. E il disagio passa. E il sorriso torna. Sogno ad occhi aperti? No. Perché come mi sento in quel momento è la prova della direzione. E con la definizione della direzione si cerca il modo, i tempi e le azioni per raggiungere quel voglio. Quando rispondo liberamente a cosa voglio me ne accorgo da come sto quando mi do la risposta e dopo contestualizzo quella risposta, mi chiedo cosa posso fare nel mio quotidiano per raggiungere quell’obiettivo. E l’impazienza si placa. E seppur certe situazioni siano spesso complicate e intrecciate c’è sempre una o più possibilità di liberarsi…proprio perché il vincolo è dentro di noi e solo noi possiamo emanciparci e sentirci alleggeriti. Non è egoismo, piuttosto è cogliere oggi segnali che domani arriveranno più forti e con maggiore danno; piuttosto è allargare l’orizzonte delle possibilità; piuttosto è accettare che tutte le palle siano sparse sul tavolo, ma che poi vadano ognuna nella propria buca; piuttosto è accettare che i percorsi passano da prove che non ci saremo mai aspettati e che il bene per noi e per gli altri intorno a noi ha modalità sorprendenti di manifestarsi. È vivere pienamente la propria vita.

Ma si raggiunge poi quello che si vuole? Ho fiducia e credo che quando un nostro “Io voglio” è in accordo con la nostra profonda essenza, tutto si organizza e dispone perché venga corrisposto. Credo anche che l’”io voglio” insoddisfatto sia la manifestazione di un bisogno esteriore che, deluso, ci avvicinano al puro “io voglio”. E credo e lascio aperta la possibilità della sorpresa delle cose, che agiscono e lavorano per noi in contatto sottile con la nostra essenza e ci portano ciò di cui abbiamo bisogno quando neanche lo abbiamo chiesto direttamente.

Un bel respiro e…..”Ma io cosa voglio?”

Annunci

One thought on ““Ma io cosa voglio?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...